I furti ai tempi dei Social Network

Nel corso degli ultimi anni l’uso di Social Network (Facebook, Instagram e Twitter in prima linea) è aumentato in maniera esponenziale, tanto che le Reti Sociali sono ormai parte della nostra quotidianità. Solo nell’ultimo anno il numero di utenti attivi sui canali social è aumentato di 219 milioni di unità (+10%) (Fonte: We Are Social).
L’utilizzo della tecnologia tuttavia, se non avviene in modo appropriato, può portare con sé conseguenze negative. Vediamo in questo post come un utilizzo inadeguato dei social network possa diventare pericoloso per la propria sicurezza.

A chi non è mai capitato di condividere con la propria rete di amici qualche immagine di una vacanza all’estero? Dopotutto i Social Network si prestano perfettamente a questo genere di funzione. Ma attenzione alla privacy! Da intendersi, non solo come l’insieme delle informazioni che hanno a che fare con la sfera privata degli individui, ma anche e soprattutto come riservatezza e potenziale rischiosità delle informazioni che trasmettiamo.

 

Al giorno d’oggi reperire informazioni dettagliate riguardanti persone specifiche, soprattutto grazie ad Internet, è un gioco da ragazzi, cosa non sempre vantaggiosa per la propria riservatezza. Il rischio (a cui spesso ci sottoponiamo in prima persona, “dando in pasto” i nostri dati al Web) è quello di rivelare informazioni private senza essere consapevoli delle conseguenze che questo gesto, apparentemente innocuo, possa comportare. Purtroppo infatti anche i ladri professionisti si servono di questi preziosi canali tecnologici per ottenere notizie sui loro “bersagli”. Gli strumenti onlinea disposizione sono molti e, oltre ai social network anche altri servizi (utilissimi quando vengono usati per scopi privati o commerciali) possono venire sfruttati dai malintenzionati, ad esempio Google Streetview. Grazie a quest’ultimo infatti, un ladro può studiare la conformazione delle case, della strada, del quartiere, per preparare i propri “colpi”.

 

Altre informazioni utili a scopi malevoli possono essere ricavate dai nostri profili social quando:

  • condividiamo foto dei nostri beni e della nostra casa. Rendendo pubbliche immagini che ritraggono parte delle nostre abitazioni o anche solo alcuni beni che possediamo, aiutiamo involontariamente i potenziali malintenzionati. Così facendo infatti, si corre il rischio di fornire loro la disposizione delle stanze, le tipologie di barriere che potrebbero trovarsi ad affrontare (ad es. nelle foto potrebbe essere distinguibile il tipo di porte/inferriate usate, l’eventuale presenza di sensori di allarme etc.) e le immagini di oggetti che potrebbero interessarli. In casi come questi i ladri che volessero portare a termine il colpo, saprebbero infatti quali oggetti di valore rubare e dove trovarli;
  • ci registriamo attraverso lo strumento check-in (su Facebook, Foursquare o Instagram) in un determinato luogo. Ad esempio: “Mario Rossi si è registrato presso il tal posto, Italia”, privacy del post: pubblico. Attraverso il GPS del telefono è possibile individuare la posizione precisa del luogo in cui ci si trova, con un margine di errore inferiore ai 100 metri. Un potenziale ladro, semplicemente controllando il profilo social pubblico, si può fare un’idea del posto in cui ci troviamo e quindi dei nostri orari o abitudini. Nel nostro esempio, se Mario Rossi si registra “in palestra” ogni lunedì sera, per far sapere ai suoi amici che è sportivo, è possibile che effettivamente tutti lunedì in serata sia fuori casa e che quindi agli occhi di un ladro questo sia il giorno “giusto” per “visitare” la sua abitazione;

    Molti locali invitano i clienti ad eseguire il check-in tramite le applicazioni che lo permettono.

  • pubblichiamo status nei quali dichiariamo di essere lontani da casa. Magari via per vacanza o lavoro, per un lungo periodo. Se poi specifichiamo le date esatte della nostra assenza, mettiamo ancora più a rischio la nostra sicurezza.

Quali precauzione adottare per evitare di incorrere in spiacevoli sorprese al ritorno?

Con questo articolo non vi stiamo invitando a non utilizzare più i social network, ma ad acquisire consapevolezza nel loro uso. Il consiglio più utile che possiamo offrirvi, è quello di prestare sempre molta attenzione alle impostazioni della privacy, evitando di rendere pubbliche informazioni che possano in qualsiasi modo aiutare i ladri nel loro “lavoro”.

Facebook permette di scegliere le impostazioni della privacy per ogni singola azione. Cliccando “friends” (come si vede nell’immagine), si decide di mostrare il contenuto solo ai contatti presenti fra i nostri amici.

Come ribadiamo sempre, possedere le migliori protezioni (elettroniche o meccaniche che siano) per difendere i propri beni,  è fondamentale.
Allo stesso tempo però, è bene evitare di sottoporsi direttamente a maggiori rischi, a volte semplicemente per un gesto superficiale come la pubblicazione di un post!

Come scegliere un lucchetto? Riconoscere la qualità

I trattamenti termici e chimici

In questa “seconda puntata” vi parliamo di tutti i trattamenti, termici echimici, necessari a garantire maggiore resistenza ad un lucchetto.

La parte del lucchetto più esposta agli attacchi è senza dubbio l’arco (o asta) e, per questo motivo, dovrebbe essere realizzata in modo da offrire buona resistenza al taglio, allo strappo e ai colpi. Il materiale che meglio risponde all’esigenza di difesa contro questi tipi di attacchi di forza bruta è l’acciaio temprato e cementato.
Purtroppo non basta che sull’arco ci sia la scritta “Hardened” per avere la garanzia che l’arco sia davvero temprato, infatti molti prodotti di importazione orientale riportano questa scritta, ma de facto non possiedono questa caratteristica.

Come poter verificare se il lucchetto che state utilizzando ha davvero un arco o un’asta temprata e cementata?
Se i materiali utilizzati non sono stati trattati a dovere, bastano un paio di passate con un seghetto da ferro per incidere in profondità la superficie dell’arco o dell’asta, se invece l’acciaio è indurito a dovere, il seghetto striscerà sulla superficie, graffiandola senza inciderla.

Infatti la tempra, che consiste nel portare il metallo ad alte temperature e poiraffreddarlo rapidamente, conferisce la resistenza meccanica, mentre lacementazione della superficie, ovvero il suo arricchimento al carbonio, migliora laresistenza al taglio.
Inoltre, un arco o un’asta sottoposti a trattamenti chimici di ramatura, nichelatura ecromatura, sono capaci di resistere alla corrosione molto più a lungo, rispetto ai tanti prodotti in commercio che riportano solo una nichelatura e/o cromatura superficiale, senza i precedenti passaggi di ramatura, che servono appunto a fissare al meglio i successivi trattamenti di nichelatura e cromatura.
Come verificare in modo autonomo la qualità dei trattamenti chimici a cui è stato sottoposto l’arco di un lucchetto?

Basta versare in un bicchiere (abbastanza ampio da contenere il lucchetto che si vuole testare) circa due dita di sale marino grosso poi versarvi acqua calda e mescolare affinché il sale si sciolga, infine inserire il lucchetto “a testa in giù” con l’arco dentro l’acqua salata, lasciandolo così per diversi giorni (circa una settimana).

Così facendo si creerà un ambiente particolarmente corrosivo che metterà alla prova i trattamenti chimici superficiali.
Alla fine del periodo, dopo aver tolto il lucchetto dall’acqua e averlo lasciato asciugare senza toccarlo, si potrà constatare che solo un prodotto che ha affrontato trattamenti chimici di qualità non presenterà ossidazione sull’arco, altrimenti senza dubbio si riscontreranno punti di corrosione.

Come scegliere un lucchetto? Riconoscere la qualità

Dopo aver parlato di materiali e di trattamenti, in questo ultimo (ma non meno importante:-) post, della serie: “Come riconoscere un lucchetto di qualità”, è giunto il momento di analizzare il meccanismo del lucchetto. Per rendere più chiara la spiegazione ci serviremo di alcuni video.

Il meccanismo

Un lucchetto ben costruito non presenta giochi rilevanti tra le parti in movimento: traarco e corpo, tra corpo e barilotto e soprattutto tra pistoncini e chiave. Una lavorazione approssimativa rende il lucchetto vulnerabile: un arco che non sia ben fissato si strappa infatti più facilmente.
Per verificare che l’arco sia maggiormente resistente allo strappo, è necessario  constatare la presenza di due incavi simmetrici sul lato interno dell’arco stesso. Tali incavi servono ad alloggiare gli scrocchi in posizione di chiusura, che l’arco, da chiuso, sia quindi bloccato in due punti.

Se manca uno dei due scrocchi, l’arco è molto meno resistente e spesso apribile con un semplice strumento “a coltellino”. Purtroppo alcuni costruttori di prodotti economici, pur utilizzando archi con 2 incavi, inseriscono nel corpo soltanto uno scrocco, dando quindi l’illusione di un doppio bloccaggio che in realtà non c’è.
Vi mostriamo il video di un serraturiere americano (che abbiamo sottotitolato per maggior chiarezza) che dimostra proprio come molti lucchetti economici in commercio siano immediatamente apribili in quanto privi del doppio scrocco di bloccaggio.

 

Il lucchetto va sempre scelto in relazione ai suoi punti di fissaggio, in modo che si possano accoppiare nel modo più preciso possibile all’asta o all’arco del lucchetto. Non ha senso utilizzare punti di fissaggio costruiti in materiali decisamente meno resistenti di quelli in cui è realizzato il lucchetto, altrimenti i malintenzionati avranno gioco facile nel tagliare o strappare i punti di fissaggio senza nemmeno occuparsi del lucchetto.
Ecco perché, in base alle diverse applicazioni, è bene, ogniqualvolta possibile, scegliere punti di fissaggio realizzati con gli stessi materiali, e che abbiano affrontato gli stessi trattamenti termici, dei lucchetti.
(Ad esempio come questi, oppure come questi.)

Anche la forma del corpo ha una certa importanza, infatti un corpo squadrato offre maggiori appigli agli strumenti da scasso, in quanto può essere facilmente serrato o tenuto fermo mentre si usano attrezzi da taglio o trapani. Per questo motivo i lucchetti migliori hanno forme il più possibile arrotondate e angoli smussati.

Lucchetto corazzato Viro Panzer.

Inoltre, nei lucchetti in cui la testa dell’asta esce dal corpo, è importante che questa abbia un punto di rottura programmata, in modo che, se si cerca di tagliare o strappare l’asta serrandone la testa, questa si spezzi sotto lo sforzo in un punto scelto dal costruttore, impedendone la forzatura.
In questo video realizzato nel laboratorio prove Viro, si può appunto verificare questa importante caratteristica di sicurezza:

 

Carrelli a due ruote

Tra gli strumenti di lavoro ogni categoria di utensili è spesso molto vasta racchiudendo al suo interno una infinità di prodotti differenti tra loro per misure, capacità, utilità. La categoria nella quale possono essere ricondotti più prodotti è quella dei carrelli da lavoro, che vede al suo interno differenziarsi i carrelli da trasporto interno che a loro volta si differenziano in modo più specifico in moltissimi altre categorie di carrelli.

Il carrello 2 ruote è di certo uno dei prodotti più variegati nella categoria dei carrelli da trasporto interno perché sono quelli più utilizzati in termini quantitativi, sono quelli più economici ed agevoli da utilizzare ed i modelli sono realizzati in modo preciso per ogni singolo tipo di settore merceologico o utilità.

Un carrello a due ruote può infatti essere acquistato da un’azienda per avere un supporto nel proprio deposito, oppure per poterlo caricare in un furgone da lavoro ed agevolare anche il lavoro fuori sede.

Alcuni tipi di carrelli 2 ruote:

  • Carrelli portapacchi
  • Carrelli portascatole
  • Carrelli porta bombole
  • Carrelli porta fusti
  • Carrelli porta casse
  • Carrelli porta bidoni

La differenza tra questi tipi di carrelli a due ruote citati, sta nella conformazione stessa della struttura del carrello. Infatti, seppur tutti hanno in comune il fatto che la merce trasportata può essere adagiata su di una base poggiata su due ruote solitamente di gomma, le strutture tubolari alle quali vanno appoggiate le merci e che salgono fino alle maniglie sono spesso diverse tra loro.

Un carrello portabombole ad esempio ha a metà altezza, una spalliera metallica rientrata capace di ospitare e praticamente avvolgere da tre lati una bombola. Non solo, sempre un carrello porta bombole può essere diverso in base al tipo di bombola trasportata come ad esempio quelli adibiti al trasporto delle classiche bombole piene d’ossigeno che invece di essere dotati di spalliera sono dotati di un sostegno posteriore dal quale si dirama una catena atta a bloccare la bombola trasportata.

Catene&lucchetti: il Super… Morso

Quando si parla di resistenza e qualità di prodotti di sicurezza in commercio, le domande che più spesso ci vengono poste dai lettori sono: “Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono i vostri prodotti? Perché preferire Viro a un prodotto più economico?”.
Ancora una volta, rispondiamo mostrandovi i risultati di alcuni test di resistenza effettuati sui nostri prodotti e sulle loro imitazioni; parliamo di lucchetti con catena, tipici antifurti per bici e scooter.

Nei post precedenti abbiamo riportato alcune valutazioni in seguito ai test di taglio emazzate eseguiti sul prodotto Viro Morso e su una copia, già sottoposti entrambi in precedenza a ben 40 ore in nebbia salina.

Nell’ultimo post dedicato ai confronti fra prodotti Viro e imitazioni degli stessi, avevamo visto come solo gli originali Viro Morso e Supermorso avessero superato la prova di resistenza alla nebbia salina a pieni voti.
Oggi completiamo l’analisi comparativa mostrando che l’originale Viro possiede tutte le caratteristiche tecniche per non temere le prove di resistenza, effettuate in laboratorio. Non si può dire altrettanto del prodotto di importazione.
Vediamo infatti, nei video di seguito, come reagiscono il Supermorso e la sua copia di provenienza orientale ai test di taglio e mazzate.

L’AZIENDA HA PRESENTATO X1RSMART E VEGA

Si è svolta di recente a Fiera Milano, Iseo Serrature ha presentato le ultime innovazioni tecnologiche. Tra i sistemi sotto i riflettori durante la manifestazione c’erano la serratura X1R Smart e Vega.

La serratura elettronica per porte blindate X1R Smart, che fa parte della gamma Iseo Zero1, permette, grazie all’applicazione Argo, di interagire con dispositivi Bluetooth quali iPhone, smartphone Android e smartwatch. Proprio grazie a questa applicazione, si possono gestire le autorizzazioni all’accesso dei vari utenti (fino a 300), consultando anche lo storico degli ultimi mille eventi rilevati su ogni porta.

Vega è invece un sistema di controllo accessi per piccole e medie imprese e fa parte anch’esso della gamma Iseo Zero1. Basato sul controller Atlas con tecnologia web server incorporata, si avvia in pochi minuti senza dover installare alcun software. Supporta la tecnologia Rfid e la chiave meccatronica F9000, conforme alla direttiva Atex, perciò indicata anche in ambienti a rischio esplosione.

CONTO TERMICO 2.0. INCENTIVI PER 900 MILIONI DI EURO ANNUI A DISPOSIZIONE DI AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E SOGGETTI PRIVATI

31 maggio 2016. Entra in vigore il nuovo Conto Termico (DM 16 febbraio 2016). Obiettivo è incrementare l’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili secondo principi di semplificazione, efficacia, diversificazione e innovazione tecnologica e anche di coerenza con gli obiettivi di riqualificazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione.
La misura mette a disposizione 900 milioni di euro annui, di cui 200 milioni per le amministrazioni pubbliche e 700 milioni per i soggetti privati per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza sia in edifici che in parti di edifici o unità immobiliari esistenti.
Per numerosi interventi, essere in possesso di Diagnosi Energetica precedente l’intervento e di attestato di prestazione energetica successiva è condizione necessaria per accedere agli incentivi.
Per gli impianti solari termici e di solar cooling, i requisiti per l’accesso agli incentivi prevedono che i collettori solari siano in possesso della certificazione Solar Keymark o che tale certificazione sia relativa all’intero sistema. In particolare, l’incentivo è calcolato sulla producibilità specifica calcolato a partire dal dato contenuto nella certificazione Solar Keymark.

ICIM è oggi il principale organismo italiano e tra i primi 5 in Europa per numero di certificazioni Solar Keymark rilasciate, grazie all’esperienza acquisita fin dal 2003 nella certificazione di collettori e i sistemi solari.

La richiesta per accedere ai contributi può essere avanzata direttamente dai soggetti ammessi o attraverso una ESCO. In questo caso, solo le ESCO che dal 19 luglio 2016 sono in possesso di certificazione secondo la norma UNI CEI 11352.

ICIM è oggi il principale riferimento italiano per i servizi di certificazione accreditati da ACCREDIA e rivolti al mercato dell’efficienza energetica, dell’uso razionale delle fonti tradizionali e delle energie rinnovabili..

Carbone: Esperto Riferme e SerraturePROFESSIONISTA DI SERRATURE E TECNICO DI CASSEFORTI
Ferramenta Carbone la primaFerramenta a Barletta
Ferramenta e utensileria di Barletta. Anche vendita di generatori, arredo giardino, attrezzature e dispositivi per la sicurezza.

19 LUGLIO 2016. È SCATTATO L’OBBLIGO DI CERTIFICAZIONE PER LE ESCO E PER GLI EGE

A partire dal 19 Luglio 2016 le ESCo e gli EGE devono essere in possesso rispettivamente di certificazione UNI CEI 11352:2014 e UNI CEI 11339 rilasciata da un Organismo di certificazione accreditato ACCREDIA (rif. Artt 8 e 12 D.Lgs 102/2014 e Decreto Interdirettoriale 12/05/2015) per poter operare nel settore dell’efficienza energetica.

Solo alle ESCo e agli EGE certificati, infatti, sarà consentito di realizzare le Diagnosi Energetiche per grandi imprese e imprese energivore; di partecipare al meccanismo dei certificati bianchi, (nel caso degli EGE solo se svolgono ruolo di energy manager presso l’organismo che consegue i risparmi).
Inoltre esclusivamente alle ESCo certificate sarà permesso di presentare richiesta di concessione degli incentivi previsti dal Conto Termico, in vigore dal 31 Maggio 2016.

ICIM, il principale riferimento italiano per i servizi di certificazione accreditati da ACCREDIA e rivolti al mercato dell’efficienza energetica, dell’uso razionale delle fonti tradizionali e delle energie rinnovabili, è l’interlocutore ideale per chi vuole operare in conformità ai requisiti di direttive europee e disposizioni nazionali sull’efficienza energetica di edifici, prodotti, processi e impianti, ottenendo risparmi diretti e accesso a meccanismi di incentivazione.
I nostri servizi di certificazione:

  1. UNI CEI 11352 per le ESCo;
  2. ISO 50001, Sistemi di Gestione dell’Energia;
  3. UNI CEI 11339, certificazione degli EGE – Esperti in Gestione dell’Energia.

Inoltre, ICIM è in grado di calcolare i risparmi energetici conseguiti dalle aziende soggette all’obbligo di comunicazione ad ENEA.

Ho dimenticato la porta aperta? No, c’è il chiudiporta!

Oggi parliamo di un prodotto non propriamente di sicurezza, che però svolge un’importante funzione di protezione: il chiudiporta.
Il suo compito (lo dice anche il nome stesso!) è quello di richiudere le porte dopo il passaggio di qualcuno, ma non solo. Vediamo nel dettaglio l’utilizzo del chiudiporta.

La praticità del prodotto in questione è evidente, ma spesso non si considera che si possa rivelare un ottimo collaboratore dei sistemi di sicurezza già presenti. Infatti, se per fretta, sbadataggine o quant’altro, dovesse capitare di lasciare la porta, il portone o il cancello di casa aperti, un chiudiporta installato correttamente, potrebbe limitare i danni. Nonostante la porta non sia effettivamente chiusa a chiave, in assenza di una maniglia esterna, si avrebbe comunque una discreta protezione.

I chiudiporta di qualità, come tutti i modelli Viro (serie 128, 118 e 116), hanno due regolazioni distinte: la velocità di chiusura e la forza del colpo finale, che serve a vincere la resistenza dello scrocco della serratura nel momento di effettiva chiusura.
A seconda poi del tipo di porta su cui il chiudiporta è destinato ad essere applicato, sarà necessario scegliere una forza di chiusura adatta alla specifica situazione di impiego (cioè tarata in funzione della dimensione e del peso dell’anta da richiudere). A questo proposito ricordiamo che non tutti i modelli in commercio sono disponibili inversione multiforza (la maggior parte dei chiudiporta Viro lo sono). Assicuratevi quindi, prima di acquistare un prodotto, che la forza di chiusura sia quella giusta, essendo fondamentale per il corretto funzionamento del sistema, oppure, ancor meglio, che il chiudiporta abbia forza regolabile.

I chiudiporta Viro hanno 2 valvole di regolazione: una per la velocità di chiusura e una per la forza del colpo finale.

E se, in certi casi, necessito che la porta rimanga aperta?

Anche in questo caso un chiudiporta può essere utile.

Sebbene il chiudiporta sia stato creato con la funzione illustrata in precedenza, può capitare invece una situazione inversa, dove per esempio debbano passare flussi di persone o debbano essere trasportati oggetti ingombranti. Tali circostanze richiedono che l’accesso resti libero e l’anta aperta, anche se magari per poco tempo.

Per questo è importante che il chiudiporta sia dotato di meccanismo di arresto, meglio ancora se con angolazione di apertura regolabile a piacere dall’utente a chiudiporta già installato, così da agevolare il passaggio proprio nelle suddette situazioni.

5 regole per prevenire i furti durante l’estate

La stagione più attesa dell’anno è arrivata: caldo, sole, mare, magari le sospirate vacanze e… città quasi deserte!
Purtroppo, è risaputo che il periodo estivo, insieme alle ferie tanto desiderate quanto meritate, porta con sé l’aumento dei furti in abitazione. I ladri sfruttano infatti i “giorni di desolazione” per agire indisturbati, o quasi.
Considerando l’imminente partenza per le vacanze (anche la nostra!) vi ricordiamo alcuni accorgimenti che, se messi in atto, possono davvero aiutare a prevenire intrusioni indesiderate.
Vediamoli insieme.

  1. La prima regola è, come spesso abbiamo detto, quella di prestare sempre attenzione ai gesti che generalmente eseguiamo in automatico. In un post precedente avevamo visto come il 34% delle intrusioni indesiderate in abitazione avviene per via di una porta o di una finestra lasciati involontariamente aperti. Ciò che può sembrare una disattenzione, una svista di poco conto, come dimenticare una finestra aperta, può diventare l’occasione che i malintenzionati aspettavano da tempo.
  2. La seconda regola è basilare e, anche questa, non vale solo durante il periodo estivo. È sempre bene investire in un “sistema porta” che possa garantire il massimo della sicurezza.
    Dotarsi di una porta blindata, oppure attrezzare la porta che già possediamo per renderla più sicura, è in primis un metodo per proteggerla dai ladri improvvisati (quelli, la maggioranza, che attaccano la porta con leve, mazze e altri metodi cosiddetti “di forza bruta”), ma anche un modo per complicare decisamente i tentativi dei ladri professionisti, che utilizzano tecniche più sofisticate, come il lock picking o il key bumping.
    In ogni caso, anche a tutti gli altri accessi all’abitazione va garantito un certolivello di protezione, in quanto non avrebbe molto senso dotarsi di un’ottimadifesa sulla porta d’ingresso lasciando invece ad esempio totalmente indifesa una portafinestra su un giardino o su un balcone accessibile
    (leggi qui come proteggere tutti gli accessi alla nostra abitazione).
  3. Se possibile installare, e ricordarsi di attivare sempre, prima di uscire, un sistema di allarme elettronico. Può capitare di possedere tutti gli elementi necessari per proteggere la propria abitazione e che questi si rivelino completamente inutili, semplicemente perché non attivati (vedi punto 1!).
    Alcuni tipi di allarme elettronico possono essere utili anche contro le dimenticanze. Infatti, al momento dell’attivazione, i sistemi più evoluti indicano quali accessi (che siano porte, finestre, portefinestre o abbaini) sono rimasti aperti.
  4. Un’altra accortezza è quella di lasciare una copia delle chiavi ad una persona di fiducia. È importante che la nostra abitazione non appaia disabitata. Per fare in modo che ciò non accada, la persona di fiducia ritirerà la posta per noi (una cassetta delle lettere colma di buste e pubblicità è il primo sintomo dell’assenza di chi vi abita) e si occuperà dell’abitazione, (ad esempio accendendo qualche luce e/o la tv, per brevi periodi, in orari diversi nel corso dei giorni). Nonostante i ladri siano probabilmente a conoscenza del fatto che i proprietari siano fuori città, saranno comunque scoraggiati nel tentare un’intrusione, notando unmovimento quotidiano non pianificabile all’interno dell’abitazione.
  5. Infine, un “problema” più recente è quello dei social network. Attraverso i nuovi social possiamo addirittura rendere pubblica la nostra posizione, come anche ogni minimo spostamento ma, in termini di sicurezza e prevenzione dei furti, non sarebbe il comportamento migliore da tenere.

    A nostro avviso non è necessario privarsi del condividere un’immagine della vacanza sul web, è però utile che solo un numero ristretto di persone possa prenderne visione. Quasi tutti i social network ci permettono di sceglierel’impostazione della privacy che preferiamo.
    Inoltre, per quanto riguarda l’indirizzo di posta elettronica, non è opportuno attivare il messaggio di risposta automatico per ogni mail ricevuta, che farebbe inevitabilmente sapere a tutti della nostra assenza.

Ci auguriamo che questi consigli possano risultare utili, consentendo di andare in vacanza, senza troppi pensieri!