Lucchetti&Catene: Blocca Catena originale vs imitazioni (III)

Per concludere questa breve serie di post, che vede come protagonisti un Blocca Catena Originale Viro e una sua imitazione orientale, vi parliamo oggi del terzoesperimento effettuato sui entrambi i lucchetti, per testarne la resistenza.
Dall’ultimo post, nel quale vi abbiamo descritto il test del taglio della catena, è emerso che il Blocca Catena originale ha superato al meglio la prova, resistendo al tentativo di taglio con sega da ferro, mentre invece la sua copia si è lasciata tagliare con estrema facilità. Sarà accaduto lo stesso anche ai rispettivi lucchetti? Vediamo insieme come hanno reagito i due prodotti in seguito al test delle mazzate.

Il test delle mazzate

Sempre all’interno del nostro laboratorio prove, abbiamo inserito  i prodotti, usando il medesimo tipo di anello di catena, in un attrezzo che riproduce dei colpi portati dall’altezza di 1 m, dall’alto verso il basso, con un peso di 3.05 Kg, come se si trattasse di un attacco con una robusta mazza che tenta di spezzare il punto di giunzione fra asta del lucchetto e catena.

Notiamo che il Blocca Catena, sottoposto a 5 colpi, resta totalmente integro eperfettamente funzionante, evidenziando solo una leggera ammaccatura. La testa dell’asta, peraltro studiata per  la rottura programmata, rimane attaccata. Cosa significa rottura programmata? Nel caso in cui si cercasse di strappare l’asta dal corpo del lucchetto, questa si romperebbe in uno specifico punto predeterminato, lasciando il lucchetto chiuso e la parte restante dell’asta dentro il corpo, ovvero non più afferrabile.

Constatiamo invece che, nel prodotto-imitazione, completati i 5 colpi, l’asta è saltata verso l’esterno, permettendo la fuoriuscita dell’anello della catena. Questo effetto è dovuto al fatto che il corpo del lucchetto, costruito in lega zama, si è frantumato.

L’immagine illustra chiaramente quali siano i risultati. Il prodotto originale Viro ha resistito alle mazzate, mentre la sua imitazione si è sostanzialmente frantumata, risultando del tutto inutilizzabile.

In conclusione, possiamo affermare con certezza che, in seguito agli esiti di tutti i test, il prodotto originale Viro Made in Italy supera le imitazioni in ogni aspetto di sicurezza: come resistenza alla corrosione, come robustezza della catena e come protezione offerta dal lucchetto.
Le imitazioni illudono l’utente inconsapevole di farlo risparmiare, ma in realtà lo espongono al forte rischio di perdere l’intero valore dei beni da proteggere.

Proteggere la bicicletta: arco rigido o catena con lucchetto?

In questo periodo post natalizio, oltre che di regali ricevuti, si sente parlare molto, purtroppo, anche di furti subiti. Non si tratta solo furti in casa, ma spesso, di un fenomeno molto diffuso: i furti di biciclette.

“Le denunce, tendenzialmente costanti rispetto allo scorso anno, nel periodo natalizio hanno subìto un’impennata” (Articolo completo su: il Tirreno).

Noi del Club Viro della Sicurezza ci auguriamo che il Natale abbia portato solo doni, e non brutte sorprese.
Per prevenirle, vi parliamo oggi di due metodi utilizzati per proteggere la propria bici: la catena con lucchetto e l’arco rigido.
Come già è stato osservato in altri post, i furti di biciclette sono un problema reale e molto sentito (in Italia come in altri paesi europei) e spesso chi possiede un mezzo a due ruote si interroga su quale metodo possa risultare più efficace affinché il proprio mezzo sia in sicurezza quando non viene utilizzato.

Perché preferire quindi una catena con lucchetto piuttosto che un arco rigido?

In un post passato, attraverso una immagine grafica, avevamo già dato qualche indicazione orientativa:

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Come si vede, l’arco rigido veniva consigliato prevalentemente per gli scooter. Allo stesso tempo avevamo anche ricordato che non è vietato proteggere una biciclettacon un arco rigido, oppure sia con un arco rigido che con un lucchetto con catena, utilizzandoli contemporaneamente!

Tuttavia, se siete indecisi fra arco rigido o lucchetto con catena è utile ricordare alcuni pro e contro di entrambi i sistemi di sicurezza.

ARCO RIGIDO: è molto pratico. Rispetto ad un lucchetto con catena può essere più facile da maneggiare e da trasportare, essendo, da chiuso, un pezzo unico. Inoltre gli archi rigidi sono immediati da riporre, ad es. dentro una borsa, perché sono piatti e non devono essere arrotolati, come invece le catene.
Un altro vantaggio dell’arco rigido è la rilevante sezione dell’arco, che lo rende particolarmente resistente al taglio con seghetti o cesoie, a patto però che l’arco sia realizzato con materiali adeguati (acciaio temprato). L’arco rigido ha però un punto debole: la facilità con cui l’arco può essere strappato dal corpo a causa dell’ampio spazio che (a differenza che sugli scooter) nell’applicazione sulle bici, resta libero fra le due parti, e che può essere sfruttato dai ladri per l’introduzione di leve.

CATENA: è un po’ meno pratica. Soprattutto a livello di ingombro e peso, quando deve essere trasportata in bicicletta.
Tuttavia, come abbiamo visto nel post di confronto prodotti, anche la catena può essere molto resistente, se costituita da materiali di qualità.

Sia per l’arco rigido che per la catena, la resistenza al taglio dipende anche da come vengono utilizzati: il consiglio generale è sempre quello di non farli toccare per terra. Altrimenti possono essere più facilmente tagliati con le cesoie, perché il ladro può appoggiare un braccio della cesoia a terra e caricare tutto il peso del corpo sull’altro.
La differenza sostanziale in termini di sicurezza tra le due soluzioni riguarda la possibilità di fissare il mezzo ad un punto fisso.

ARCO RIGIDO: con l’arco rigido infatti risulta particolarmente difficile ancorare il mezzo ad un punto fisso a causa della rigidità e della lunghezza limitata dell’oggetto. Inoltre, sempre per gli stessi motivi, è complicato anche ancorare insieme più parti del mezzo.

CATENA: la catena con lucchetto invece, permette facilmente di fissare la bici ad un punto fisso (palo, ringhiera, rastrelliera, ecc.) e soprattutto, grazie alla sua lunghezza e flessibilità, consente di legare insieme parti diverse della bici (generalmente ruota e telaio) ad un punto fisso.

Per concludere, possiamo dire che la catena con lucchetto, rispetto all’arco rigido, in termini di sicurezza, è più adatta per proteggere la vostra bici che, essendo molto più leggera di moto e scooter, soffre particolarmente il rischio di essere sollevata da terra e rimossa fisicamente. Tuttavia nessuno vieta di utilizzare entrambi.

Detrazioni per le serrature, approfittane per una manutenzione straordinaria

Proroghe per il 2016

Anche per il corrente anno le detrazioni fiscali volte ad incentivare interventi di manutenzione straordinaria della prima casa, con l’IVA agevolata al 10%

La proroga investe anche le detrazioni pari al 65% per tutti quegli interventi che hanno come fine quello del risparmio energetico, tra i quali troviamo l’istallazione di porte blindate e di infissi certificati a abbattere il la dispersione di calore, ma anche suoni, secondo i parametri previsti dalle norme in corso.

Circa i lavori ordinari e straordinari è da sottolineare la detrazione del 50%. Tra questi lavori rientrano l’acquisto e l’istallazione di sistemi anti-effrazione, per esempio le serrature di sicurezza. Tuttavia per usufruire di tali detrazioni è necessario acquistare prodotti certificati dagli enti componenti.

L’IVA al 10% per i piccoli interventi di manutenzione

Se si dovessero svolgere dei piccoli interventi di manutenzione per la prima casa oppure per tutte quelle società cooperative e dove non ci sia troppa differenza tra il costo della manodopera e quello dei materiali si può beneficiare di un’aliquota al 10%. Se i costi dei materiali dovessero essere di gran lunga superiori rispetto a quelli relativi all’istallazione, l’IVA sarà applicabile solo ai primi costi.

Il bonifico bancario Sepa per le ricostruzioni

In caso di pagamento tramite un bonifico bancario tra le due banche, quella del cliente e quella del professionista, può intercorrere un meccanismo che può far sì che si applichino le condizioni base per beneficiare delle agevolazioni. Questa speciale condizione riguarda il bonifico Sepa applicato alle manutenzioni artigianali. Il Sepa non è un comune bonifico perché può essere suddiviso in due parti, una relativa la ristrutturazione energetica, l’altra il risparmio energetico( con relativa agevolazione al 65% circa i serramenti)

I furti ai tempi dei Social Network

Nel corso degli ultimi anni l’uso di Social Network (Facebook, Instagram e Twitter in prima linea) è aumentato in maniera esponenziale, tanto che le Reti Sociali sono ormai parte della nostra quotidianità. Solo nell’ultimo anno il numero di utenti attivi sui canali social è aumentato di 219 milioni di unità (+10%) (Fonte: We Are Social).
L’utilizzo della tecnologia tuttavia, se non avviene in modo appropriato, può portare con sé conseguenze negative. Vediamo in questo post come un utilizzo inadeguato dei social network possa diventare pericoloso per la propria sicurezza.

A chi non è mai capitato di condividere con la propria rete di amici qualche immagine di una vacanza all’estero? Dopotutto i Social Network si prestano perfettamente a questo genere di funzione. Ma attenzione alla privacy! Da intendersi, non solo come l’insieme delle informazioni che hanno a che fare con la sfera privata degli individui, ma anche e soprattutto come riservatezza e potenziale rischiosità delle informazioni che trasmettiamo.

 

Al giorno d’oggi reperire informazioni dettagliate riguardanti persone specifiche, soprattutto grazie ad Internet, è un gioco da ragazzi, cosa non sempre vantaggiosa per la propria riservatezza. Il rischio (a cui spesso ci sottoponiamo in prima persona, “dando in pasto” i nostri dati al Web) è quello di rivelare informazioni private senza essere consapevoli delle conseguenze che questo gesto, apparentemente innocuo, possa comportare. Purtroppo infatti anche i ladri professionisti si servono di questi preziosi canali tecnologici per ottenere notizie sui loro “bersagli”. Gli strumenti onlinea disposizione sono molti e, oltre ai social network anche altri servizi (utilissimi quando vengono usati per scopi privati o commerciali) possono venire sfruttati dai malintenzionati, ad esempio Google Streetview. Grazie a quest’ultimo infatti, un ladro può studiare la conformazione delle case, della strada, del quartiere, per preparare i propri “colpi”.

 

Altre informazioni utili a scopi malevoli possono essere ricavate dai nostri profili social quando:

  • condividiamo foto dei nostri beni e della nostra casa. Rendendo pubbliche immagini che ritraggono parte delle nostre abitazioni o anche solo alcuni beni che possediamo, aiutiamo involontariamente i potenziali malintenzionati. Così facendo infatti, si corre il rischio di fornire loro la disposizione delle stanze, le tipologie di barriere che potrebbero trovarsi ad affrontare (ad es. nelle foto potrebbe essere distinguibile il tipo di porte/inferriate usate, l’eventuale presenza di sensori di allarme etc.) e le immagini di oggetti che potrebbero interessarli. In casi come questi i ladri che volessero portare a termine il colpo, saprebbero infatti quali oggetti di valore rubare e dove trovarli;
  • ci registriamo attraverso lo strumento check-in (su Facebook, Foursquare o Instagram) in un determinato luogo. Ad esempio: “Mario Rossi si è registrato presso il tal posto, Italia”, privacy del post: pubblico. Attraverso il GPS del telefono è possibile individuare la posizione precisa del luogo in cui ci si trova, con un margine di errore inferiore ai 100 metri. Un potenziale ladro, semplicemente controllando il profilo social pubblico, si può fare un’idea del posto in cui ci troviamo e quindi dei nostri orari o abitudini. Nel nostro esempio, se Mario Rossi si registra “in palestra” ogni lunedì sera, per far sapere ai suoi amici che è sportivo, è possibile che effettivamente tutti lunedì in serata sia fuori casa e che quindi agli occhi di un ladro questo sia il giorno “giusto” per “visitare” la sua abitazione;

    Molti locali invitano i clienti ad eseguire il check-in tramite le applicazioni che lo permettono.

  • pubblichiamo status nei quali dichiariamo di essere lontani da casa. Magari via per vacanza o lavoro, per un lungo periodo. Se poi specifichiamo le date esatte della nostra assenza, mettiamo ancora più a rischio la nostra sicurezza.

Quali precauzione adottare per evitare di incorrere in spiacevoli sorprese al ritorno?

Con questo articolo non vi stiamo invitando a non utilizzare più i social network, ma ad acquisire consapevolezza nel loro uso. Il consiglio più utile che possiamo offrirvi, è quello di prestare sempre molta attenzione alle impostazioni della privacy, evitando di rendere pubbliche informazioni che possano in qualsiasi modo aiutare i ladri nel loro “lavoro”.

Facebook permette di scegliere le impostazioni della privacy per ogni singola azione. Cliccando “friends” (come si vede nell’immagine), si decide di mostrare il contenuto solo ai contatti presenti fra i nostri amici.

Come ribadiamo sempre, possedere le migliori protezioni (elettroniche o meccaniche che siano) per difendere i propri beni,  è fondamentale.
Allo stesso tempo però, è bene evitare di sottoporsi direttamente a maggiori rischi, a volte semplicemente per un gesto superficiale come la pubblicazione di un post!

Come scegliere un lucchetto? Riconoscere la qualità

I trattamenti termici e chimici

In questa “seconda puntata” vi parliamo di tutti i trattamenti, termici echimici, necessari a garantire maggiore resistenza ad un lucchetto.

La parte del lucchetto più esposta agli attacchi è senza dubbio l’arco (o asta) e, per questo motivo, dovrebbe essere realizzata in modo da offrire buona resistenza al taglio, allo strappo e ai colpi. Il materiale che meglio risponde all’esigenza di difesa contro questi tipi di attacchi di forza bruta è l’acciaio temprato e cementato.
Purtroppo non basta che sull’arco ci sia la scritta “Hardened” per avere la garanzia che l’arco sia davvero temprato, infatti molti prodotti di importazione orientale riportano questa scritta, ma de facto non possiedono questa caratteristica.

Come poter verificare se il lucchetto che state utilizzando ha davvero un arco o un’asta temprata e cementata?
Se i materiali utilizzati non sono stati trattati a dovere, bastano un paio di passate con un seghetto da ferro per incidere in profondità la superficie dell’arco o dell’asta, se invece l’acciaio è indurito a dovere, il seghetto striscerà sulla superficie, graffiandola senza inciderla.

Infatti la tempra, che consiste nel portare il metallo ad alte temperature e poiraffreddarlo rapidamente, conferisce la resistenza meccanica, mentre lacementazione della superficie, ovvero il suo arricchimento al carbonio, migliora laresistenza al taglio.
Inoltre, un arco o un’asta sottoposti a trattamenti chimici di ramatura, nichelatura ecromatura, sono capaci di resistere alla corrosione molto più a lungo, rispetto ai tanti prodotti in commercio che riportano solo una nichelatura e/o cromatura superficiale, senza i precedenti passaggi di ramatura, che servono appunto a fissare al meglio i successivi trattamenti di nichelatura e cromatura.
Come verificare in modo autonomo la qualità dei trattamenti chimici a cui è stato sottoposto l’arco di un lucchetto?

Basta versare in un bicchiere (abbastanza ampio da contenere il lucchetto che si vuole testare) circa due dita di sale marino grosso poi versarvi acqua calda e mescolare affinché il sale si sciolga, infine inserire il lucchetto “a testa in giù” con l’arco dentro l’acqua salata, lasciandolo così per diversi giorni (circa una settimana).

Così facendo si creerà un ambiente particolarmente corrosivo che metterà alla prova i trattamenti chimici superficiali.
Alla fine del periodo, dopo aver tolto il lucchetto dall’acqua e averlo lasciato asciugare senza toccarlo, si potrà constatare che solo un prodotto che ha affrontato trattamenti chimici di qualità non presenterà ossidazione sull’arco, altrimenti senza dubbio si riscontreranno punti di corrosione.

Come scegliere un lucchetto? Riconoscere la qualità

Dopo aver parlato di materiali e di trattamenti, in questo ultimo (ma non meno importante:-) post, della serie: “Come riconoscere un lucchetto di qualità”, è giunto il momento di analizzare il meccanismo del lucchetto. Per rendere più chiara la spiegazione ci serviremo di alcuni video.

Il meccanismo

Un lucchetto ben costruito non presenta giochi rilevanti tra le parti in movimento: traarco e corpo, tra corpo e barilotto e soprattutto tra pistoncini e chiave. Una lavorazione approssimativa rende il lucchetto vulnerabile: un arco che non sia ben fissato si strappa infatti più facilmente.
Per verificare che l’arco sia maggiormente resistente allo strappo, è necessario  constatare la presenza di due incavi simmetrici sul lato interno dell’arco stesso. Tali incavi servono ad alloggiare gli scrocchi in posizione di chiusura, che l’arco, da chiuso, sia quindi bloccato in due punti.

Se manca uno dei due scrocchi, l’arco è molto meno resistente e spesso apribile con un semplice strumento “a coltellino”. Purtroppo alcuni costruttori di prodotti economici, pur utilizzando archi con 2 incavi, inseriscono nel corpo soltanto uno scrocco, dando quindi l’illusione di un doppio bloccaggio che in realtà non c’è.
Vi mostriamo il video di un serraturiere americano (che abbiamo sottotitolato per maggior chiarezza) che dimostra proprio come molti lucchetti economici in commercio siano immediatamente apribili in quanto privi del doppio scrocco di bloccaggio.

 

Il lucchetto va sempre scelto in relazione ai suoi punti di fissaggio, in modo che si possano accoppiare nel modo più preciso possibile all’asta o all’arco del lucchetto. Non ha senso utilizzare punti di fissaggio costruiti in materiali decisamente meno resistenti di quelli in cui è realizzato il lucchetto, altrimenti i malintenzionati avranno gioco facile nel tagliare o strappare i punti di fissaggio senza nemmeno occuparsi del lucchetto.
Ecco perché, in base alle diverse applicazioni, è bene, ogniqualvolta possibile, scegliere punti di fissaggio realizzati con gli stessi materiali, e che abbiano affrontato gli stessi trattamenti termici, dei lucchetti.
(Ad esempio come questi, oppure come questi.)

Anche la forma del corpo ha una certa importanza, infatti un corpo squadrato offre maggiori appigli agli strumenti da scasso, in quanto può essere facilmente serrato o tenuto fermo mentre si usano attrezzi da taglio o trapani. Per questo motivo i lucchetti migliori hanno forme il più possibile arrotondate e angoli smussati.

Lucchetto corazzato Viro Panzer.

Inoltre, nei lucchetti in cui la testa dell’asta esce dal corpo, è importante che questa abbia un punto di rottura programmata, in modo che, se si cerca di tagliare o strappare l’asta serrandone la testa, questa si spezzi sotto lo sforzo in un punto scelto dal costruttore, impedendone la forzatura.
In questo video realizzato nel laboratorio prove Viro, si può appunto verificare questa importante caratteristica di sicurezza:

 

Carrelli a due ruote

Tra gli strumenti di lavoro ogni categoria di utensili è spesso molto vasta racchiudendo al suo interno una infinità di prodotti differenti tra loro per misure, capacità, utilità. La categoria nella quale possono essere ricondotti più prodotti è quella dei carrelli da lavoro, che vede al suo interno differenziarsi i carrelli da trasporto interno che a loro volta si differenziano in modo più specifico in moltissimi altre categorie di carrelli.

Il carrello 2 ruote è di certo uno dei prodotti più variegati nella categoria dei carrelli da trasporto interno perché sono quelli più utilizzati in termini quantitativi, sono quelli più economici ed agevoli da utilizzare ed i modelli sono realizzati in modo preciso per ogni singolo tipo di settore merceologico o utilità.

Un carrello a due ruote può infatti essere acquistato da un’azienda per avere un supporto nel proprio deposito, oppure per poterlo caricare in un furgone da lavoro ed agevolare anche il lavoro fuori sede.

Alcuni tipi di carrelli 2 ruote:

  • Carrelli portapacchi
  • Carrelli portascatole
  • Carrelli porta bombole
  • Carrelli porta fusti
  • Carrelli porta casse
  • Carrelli porta bidoni

La differenza tra questi tipi di carrelli a due ruote citati, sta nella conformazione stessa della struttura del carrello. Infatti, seppur tutti hanno in comune il fatto che la merce trasportata può essere adagiata su di una base poggiata su due ruote solitamente di gomma, le strutture tubolari alle quali vanno appoggiate le merci e che salgono fino alle maniglie sono spesso diverse tra loro.

Un carrello portabombole ad esempio ha a metà altezza, una spalliera metallica rientrata capace di ospitare e praticamente avvolgere da tre lati una bombola. Non solo, sempre un carrello porta bombole può essere diverso in base al tipo di bombola trasportata come ad esempio quelli adibiti al trasporto delle classiche bombole piene d’ossigeno che invece di essere dotati di spalliera sono dotati di un sostegno posteriore dal quale si dirama una catena atta a bloccare la bombola trasportata.

Catene&lucchetti: il Super… Morso

Quando si parla di resistenza e qualità di prodotti di sicurezza in commercio, le domande che più spesso ci vengono poste dai lettori sono: “Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono i vostri prodotti? Perché preferire Viro a un prodotto più economico?”.
Ancora una volta, rispondiamo mostrandovi i risultati di alcuni test di resistenza effettuati sui nostri prodotti e sulle loro imitazioni; parliamo di lucchetti con catena, tipici antifurti per bici e scooter.

Nei post precedenti abbiamo riportato alcune valutazioni in seguito ai test di taglio emazzate eseguiti sul prodotto Viro Morso e su una copia, già sottoposti entrambi in precedenza a ben 40 ore in nebbia salina.

Nell’ultimo post dedicato ai confronti fra prodotti Viro e imitazioni degli stessi, avevamo visto come solo gli originali Viro Morso e Supermorso avessero superato la prova di resistenza alla nebbia salina a pieni voti.
Oggi completiamo l’analisi comparativa mostrando che l’originale Viro possiede tutte le caratteristiche tecniche per non temere le prove di resistenza, effettuate in laboratorio. Non si può dire altrettanto del prodotto di importazione.
Vediamo infatti, nei video di seguito, come reagiscono il Supermorso e la sua copia di provenienza orientale ai test di taglio e mazzate.

L’AZIENDA HA PRESENTATO X1RSMART E VEGA

Si è svolta di recente a Fiera Milano, Iseo Serrature ha presentato le ultime innovazioni tecnologiche. Tra i sistemi sotto i riflettori durante la manifestazione c’erano la serratura X1R Smart e Vega.

La serratura elettronica per porte blindate X1R Smart, che fa parte della gamma Iseo Zero1, permette, grazie all’applicazione Argo, di interagire con dispositivi Bluetooth quali iPhone, smartphone Android e smartwatch. Proprio grazie a questa applicazione, si possono gestire le autorizzazioni all’accesso dei vari utenti (fino a 300), consultando anche lo storico degli ultimi mille eventi rilevati su ogni porta.

Vega è invece un sistema di controllo accessi per piccole e medie imprese e fa parte anch’esso della gamma Iseo Zero1. Basato sul controller Atlas con tecnologia web server incorporata, si avvia in pochi minuti senza dover installare alcun software. Supporta la tecnologia Rfid e la chiave meccatronica F9000, conforme alla direttiva Atex, perciò indicata anche in ambienti a rischio esplosione.

CONTO TERMICO 2.0. INCENTIVI PER 900 MILIONI DI EURO ANNUI A DISPOSIZIONE DI AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E SOGGETTI PRIVATI

31 maggio 2016. Entra in vigore il nuovo Conto Termico (DM 16 febbraio 2016). Obiettivo è incrementare l’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili secondo principi di semplificazione, efficacia, diversificazione e innovazione tecnologica e anche di coerenza con gli obiettivi di riqualificazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione.
La misura mette a disposizione 900 milioni di euro annui, di cui 200 milioni per le amministrazioni pubbliche e 700 milioni per i soggetti privati per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza sia in edifici che in parti di edifici o unità immobiliari esistenti.
Per numerosi interventi, essere in possesso di Diagnosi Energetica precedente l’intervento e di attestato di prestazione energetica successiva è condizione necessaria per accedere agli incentivi.
Per gli impianti solari termici e di solar cooling, i requisiti per l’accesso agli incentivi prevedono che i collettori solari siano in possesso della certificazione Solar Keymark o che tale certificazione sia relativa all’intero sistema. In particolare, l’incentivo è calcolato sulla producibilità specifica calcolato a partire dal dato contenuto nella certificazione Solar Keymark.

ICIM è oggi il principale organismo italiano e tra i primi 5 in Europa per numero di certificazioni Solar Keymark rilasciate, grazie all’esperienza acquisita fin dal 2003 nella certificazione di collettori e i sistemi solari.

La richiesta per accedere ai contributi può essere avanzata direttamente dai soggetti ammessi o attraverso una ESCO. In questo caso, solo le ESCO che dal 19 luglio 2016 sono in possesso di certificazione secondo la norma UNI CEI 11352.

ICIM è oggi il principale riferimento italiano per i servizi di certificazione accreditati da ACCREDIA e rivolti al mercato dell’efficienza energetica, dell’uso razionale delle fonti tradizionali e delle energie rinnovabili..

Carbone: Esperto Riferme e SerraturePROFESSIONISTA DI SERRATURE E TECNICO DI CASSEFORTI
Ferramenta Carbone la primaFerramenta a Barletta
Ferramenta e utensileria di Barletta. Anche vendita di generatori, arredo giardino, attrezzature e dispositivi per la sicurezza.